E’ davvero difficile seguire l’evoluzione delle ultime vicende decisionali del Governo, vuoi perché si è arrivati ad una fase piuttosto frenetica, nella quale clamorose asserzioni e immediate smentite si susseguono in maniera convulsa, vuoi perché spesso l’informazione pecca di sensazionalismo che, anziché chiarire, mischia le carte in tavola. Ad ogni modo oggi il giornalista Claudio Tito pubblica su
A quanto pare, come si evince dall’articolo, il premier Berlusconi preferisce rimandare la discussione sulla riforma universitaria, prevista per la prossima settimana, poiché “il clima è troppo acceso” e una forzatura di questo tipo potrebbe compromettere di molto l’alto livello di consenso raggiunto dal team di palazzo Chigi. Un’ottima notizia se non fosse che prontamente l’indiscrezione è stata smentita dalla memory card del nostro Presidente del Consiglio, vale a dire il sottosegretario Paolo “mettici una pezza” Bonaiuti, che in una nota (http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/politica/rep_politica_n_3388559.html) si limita a ribadire l’urgenza di una riforma organica che investa il mondo accademico. Dunque il Governo tira dritto…pare.
Aspettando ansiosi ulteriori notizie in merito, analizziamo dei dati, questi sì certi e immutabili, che come al solito non possono confortarci.
Nel World University Rankings 2008, che valuta la qualità degli atenei di tutto il mondo, la prima università italiana a comparire in graduatoria è quella di Bologna, che si classifica al 192esimo posto, mentre nel 2007 era al 173esimo. Il nostro ateneo perde ben 22 posizioni sprofondando al 205esimo posto. Nelle prime posizioni spadroneggiano le università americane (Harvard prima e Yale seconda) e inglesi (Oxford e Cambridge, rispettivamente terza e quarta). E grazie al ciufolo direte voi, con quel popò di rette!
Per quanto riguarda gli investimenti l’Italia è tra gli ultimi paesi del G8: dai dati Ocse del 2007, pubblicati dall'Academic Sourcebook, “la spesa prevista per la formazione universitaria dall'Italia è di 8,8 dollari a studente. posto.
Ma non deprimiamoci: la contestazione va avanti. Per mercoledì, come molti di voi già sapranno, è stata fissata un’altra assemblea, dove verranno discusse le modalità di protesta più consone al nostro “mestiere” di storici dell’arte. Vi comunicheremo l’orario e il luogo esatti attraverso cartelli appesi in dipartimento e tramite e-mail.
Ora arriva il bello…
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